Una Boccata d’Arte, giunta alla settima edizione, è il progetto diffuso di arte contemporanea promosso da Fondazione Elpis.Ogni edizione coinvolge 20 artisti e artiste italiani e internazionali, invitati a realizzare interventi site-specific in 20 borghi italiani, uno per ciascuna regione.Attraverso periodi di ricerca e permanenza nei territori, il progetto attiva nuove relazioni tra arte, paesaggio, comunità locali e patrimoni culturali, materiali e immateriali.
Nel borgo di Fontainemore, sul ponte medievale verranno esposte le opere dell'artista Enea Toldo "Se ascolti tutto risponde".
L'esposizione è stata curata da Elena Graglia.
Enea Toldo: ho utilizzato il vetro come elemento estraneo per mettere in luce entità acquatiche, vegetali e minerali del borgo, aprendo uno sguardo sulla nostra relazione con questi elementi e le sue trasformazioni. Intendo l’ecologia come interdipendenza, quindi come cura. Metto in atto la fragilità per osservare cosa accade.
“Cosa vi augurate per questo posto?” è la domanda che l’artista ha rivolto agli abitanti di Fontainemore e che ha dato il via alla sua residenza nel borgo. Dalle voci raccolte tra generazioni diverse, emergono tre elementi fondamentali: l’acqua, la pietra e le piante. Per secoli parte della vita quotidiana del borgo, il fiume è stato una risorsa essenziale ma anche una presenza complessa, resa oggi più instabile dai cambiamenti climatici, che rendono le piene meno prevedibili; la pietra racconta la tradizione dei muratori locali, ancora visibile ma sempre più rara; le piante, come l’aglio orsino e il castagno, costituivano una parte importante dell’alimentazione, ormai meno presente.
Il vetro entra nel paesaggio e si accosta a questi elementi senza aggiungere, ma spostando lo sguardo su ciò che già esiste. Le installazioni nascono dall’osservazione e seguono forme e ritmi del luogo. Da questo intreccio prende forma Se ascolti tutto risponde, una visione fatta di relazioni e interdipendenze, in cui il legame tra comunità e territorio si ridefinisce continuamente. Il riverbero diventa immagine di questo processo: come un’eco o un riflesso, rimanda e trasforma ciò che lo circonda. La fragilità non è qualcosa da risolvere, ma una condizione da attraversare, in cui osservare come l’umano e l’ambiente si influenzano e si trasformano reciprocamente.